Anton Giulio Bragaglia. L’impresa e l’archivio di un visionario – (a cura di) Chiara Stefani

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A differenza dei fratelli Carlo Ludovico, Arturo e Alberto, Anton Giulio – il maggiore dei sette figli di Francesco Bragaglia, direttore generale della romana casa cinematografica Cines dal 1909 – sembra aver posseduto sin da bambino uno spiccato culto della propria personalità, accompagnato da una notevole dose di autostima. Le fotografie che documentano vari momenti della sua esistenza sono per lo più autoritratti in posa che restituiscono i profili taglienti del suo viso, felicemente tradotti – in un caso – dal linearismo caricaturale di Ivo Pannaggi. Altri primi piani del suo volto, con la fronte aggrottata e le punte dei baffi all’insù, accuratamente pettinate, non possono non essere messe mentalmente a confronto con alcuni ritratti fotografici di Salvator Dalì.

La selezione operata dal tempo ha conservato però anche stralci di vita dall’aspetto più feriale: Anton Giulio bambino vestito da chierichetto, Anton Giulio sul sellino di una bicicletta da corsa, con l’abbigliamento sportivo che esalta la magrezza del suo corpo, Anton Giulio in mezzo a un gruppo di attori mascherati e non, Anton Giulio sul dorso di un mulo. Una sbiadita fotografia, pubblicata sul frontespizio della rivista «Il Dramma», mostra invece Anton Giulio con morbidi e immacolati pantaloni estivi che si protegge dal sole, tenendo un ombrellino aperto, in atto di abbozzare un passo di danza.

Il cinema, lo sport, il teatro, le maschere, la danza, la caricatura: questi sono solo alcuni dei tanti interessi ai quali corrispondono altrettanti volti per personaggi in cerca d’autore? «Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre “qualcuno”. Mentre un uomo, […] un uomo così in genere, può non esser “nessuno”», afferma il carattere del Padre in una delle più acute riflessioni novecentesche sul metateatro.

Ai margini del palcoscenico e dietro le quinte degli spettacoli teatrali dei quali sarebbe divenuto abile e spregiudicato impresario, Anton Giulio Bragaglia ha ceduto alla tentazione di diventare anch’egli un personaggio recitando, come nella Commedia da fare – sottotitolo, nel 1921, dell’edizione fiorentina di Roberto Bemporad & Figlio di una delle più celebri opere pirandelliane –, il suo personale dramma all’interno di una concezione vitalistica dell’esistenza in cui l’uno, nessuno si moltiplica nei centomila personaggi e ruoli che la società gli impone.

(Dal testo Anton Giulio Bragaglia (1890-1960). Fotodinamico e non solo, di Chiara Stefani)

Con i contributi di Chiara Stefani, Fabio Benzi, Francesca Pagnotta, Alessandro Tinterri, Ilaria Tettucci, Patrizia Veroli, Anna Luce Sicurezza, Lucia Pretese, Mario Gatti, Bianca Sofia Romaldi, Elena Alexia Casagrande, Claudia Palma, Liselotte Corigliano

L’artista

Anton Giulio Bragaglia

«Archeologo nel 1911, futurista allo stesso tempo, io lavoro da quell’epoca alacremente. Ho pubblicato tanti libri, girato dei film, fondato due teatri, messo in scena centinaia tra balletti, commedie e farse; ho avuto una Galleria di pittura che ha dato 400 mostre personali, ho tenuto centinaia di conferenze polemiche e duelli, ho viaggiato mezzo mondo da solo e con la Compagnia, ho provocato la rinnovazione della scenografia in Italia, ho rappresentato le più importanti opere del teatro mondiale, sono stato esaltato e vilipeso».

INFORMAZIONI
  • Pagine 164
  • Formato: 13×19,5
  • ISBN: 979-1255540342
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