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Partire (S)vantaggiati? – Silvia Camporesi

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Per quale ragione alcuni vantaggi vengono considerati equi e parte del gioco e altri invece vengono considerati iniqui e regolati?

Quando Caster Semenya cominciò a gareggiare, non c’erano regole in vigore che vietassero la partecipazione alle competizioni sportive alle donne con alti livelli di testosterone.

Oggi non è più così e avere alti livelli di testosterone è considerato un vantaggio iniquo.

Le protesi conferiscono ai corridori o ai saltatori in lungo un vantaggio o uno svantaggio sugli atleti che non usano tecnologia assistiva?

La Corte Suprema per lo Sport (Cas) permise a Pistorius di competere alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Nel 2015 l’atleta tedesco di salto in lungo Markus Rehm saltò 8,40 metri ai Campionati Internazionali Paraolimpici di Doha, in Qatar.

Una simile misura gli avrebbe assicurato la medaglia d’oro, alle Olimpiadi di Londra, di fronte al britannico Greg Rutherford.

Ovviamente, Markus Rehm, che nel frattempo si è migliorato e salta 8,64 metri, ha il desiderio di competere con i migliori al mondo.

Ma non può, perché la federazione sportiva pretende che l’atleta dimostri che le protesi non gli conferiscono un vantaggio, cosa pressoché impossibile in pratica.

Chi decide, e su quale base, quando una disabilità diventa una super abilità? Inoltre, le biotecnologie e la terapia genica sono in grado di potenziare le capacità performanti. Come influiscono sul futuro dell’umano e dello sportivo?

Quando valicare un limite che sembrava invalicabile diventa una questione di doping? Questo libro mira a esaminare in modo critico le politiche internazionali che regolamentano la partecipazione di atleti e atlete alle competizioni sportive.

L’obiettivo è avviare una nuova riflessione filosofica sulle tecnologie assistive e genetiche che migliorano le prestazioni fisiche.

INFORMAZIONI
  • Pagine 224
  • ISBN: 978-8860449429
L'autrice

Silvia Camporesi

Silvia Camporesi (1982), bioeticista, da 15 anni si occupa a livello internazionale di etica e sport. È vice-presidente dell’Associazione Britannica per la Filosofia dello Sport (Bpsa) e fa parte dell’Ethics Expert Advisory Group dell’Associazione Mondiale contro il Doping (Wada). Autrice di oltre 50 articoli in inglese e due monografie sulle tecnologie genetiche e potenziamento delle capacità umane, ha una formazione interdisciplinare in biotecnologie e filosofia della medicina. Ex mezzofondista per la squadra di atletica leggera della sua città.

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